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BAIL IN e TUTELA del RISPARMIO

In uno scenario forzatamente post rurale, dove gli edifici bancari hanno sostituito, per magnificenza simbolica e capacità di aggregazione, quelli storici ed ecclesiastici, ritorna, a monito di coloro che eventualmente ricercano l’empia plusvalenza sul capitale investito, la mannaia del Principe che, con la scusa di salvare il sistema, ne abbatte drasticamente il risparmio.

Del resto, il micro equilibrio locale, dove i Cittadini trovavano lavoro presso l’Impresa, che era finanziata dalla Banca, con il risparmio che loro producevano, in quanto scarsi consumatori, non era che una ipocrisia, fondata sul valore convenzionale dato alle cose prodotte ed al lavoro prestato, svalutato, si usa dire, “a causa della globalizzazione”.

Quanto premesso, alcuni non capiscono perché queste crisi finanziarie dovrebbero essere gestite dallo stesso Governo che ha anticipato gli effetti del bail in bancario (Decr. Lgs. 16.11.2015 nn. 180-181, di recepimento della Dir. 2014/59/UE - c.d. BRRD – Bank Recovery and Resolution Directive) mentre ancora non ha recepito le nuove norme sull’armonizzazione degli obblighi di trasparenza, riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi su un mancato regolamento (cfr. legge 9.7.2015 n.114 sulle Dir. 50, 57 e 65/2013 UE).

Prima, i c.d. risparmiatori traditi si erano tradizionalmente rivolti alla Magistratura che, sin dagli anni ’80, ha perseguito, con inflessibile lentezza, i personaggi ritenuti responsabili di “truffe finanziarie”, ma non gli Istituti di credito, quand’anche fossero stati beneficiari di conti separati, in cui sarebbero stati individuabili i loro averi (cfr. caso Patrimonium SIM, proprio a Ferrara, sede di una delle Casse insolventi!).

Quand’anche fosse poi stata individuata una responsabilità diretta da parte degli amministratori della Banca, i Giudici penali, solo su nostra forzatura (caso Ambrosiano), avevano concesso ai risparmiatori “truffati” un minimo di partecipazione ai loro sfiancanti processi, in concorso con Curatori fallimentari ed altri rappresentanti di una variegata massa creditoria, a titolo di meri danneggiati “morali” per il pregiudizio psicologico subito dalla perdita dei loro averi.

Parimenti, se volessimo esaminare la questione dal punto di vista civilistico, a fronte della originaria sanzione di nullità del contratto, prevista per “chiunque” avesse sollecitato il pubblico risparmio senza aver prima depositato un prospetto informativo presso la Consob (art. 18 ter, introdotto nella legge 7.6.1974 n. 216 dalla legge 23.3.83 n. 77) il genio italico ha portato, dapprima a separare i mercati, esentando dalla previsione l’attività di promozione finanziaria delle Banche e (per molto più tempo) delle assicurazioni, sottoponendo a regolamento stringente solo gli intermediari finanziari non bancari (legge 2.1.1991 n. 1 sulle SIM), salvo poi, sulla spinta della Comunità Europea (Decr. Lgs. 23.7.96 n. 415 Eurosim - legge 26.12.2005 n. 262), rivoltare la frittata, focalizzarsi sui prodotti collocati mediante una profusione di definizioni (da titoli di massa a strumenti finanziari) e di competenze (dalla consulenza, all’amministrazione, alla vendita etc.), che hanno infine portato la Cassazione (a Sezioni Unite, con le sentenze nn. 26724 e 26725/07) a dichiarare che, in caso di violazione delle norme a tutela del pubblico risparmio, non più di nullità debba generalmente trattarsi,bensì di valutazione sulla gravità dell'inadempimento del soggetto promotore. Così che il Pretore di Forlimpopoli possa sempre pensarla diversamente dalla Corte di Albafiorita.

Quindi, alla domanda sul perché la Magistratura non è credibile, possiamo rispondere che è stato tutto un fiorire di ostacoli al sollecito accertamento dei diritti dell’investitore irregolarmente sollecitato, dalla previsione che le relative controversie andassero sottoposte ad un “nuovo rito societario”, pieno di trabocchetti e preclusioni per l’attore, al fallimento del rito sommario, delle class action, abortite nelle premesse normative, al successivo obbligo che ogni pretesa di giustizia in campo finanziario fosse sottoposta ad una preventiva mediazione, da espletarsi, beninteso, dinanzi ad Organi di Conciliazione graditi dall’Associazione bancaria (tale non è ancora quello presso la Consob, differentemente da quanto accade in altri Paesi europei).

Ecco però che questa sottile arte di logoramento dei diritti dei risparmiatori viene punita dallo stesso mercato, divenuto così sensibile al punto da rivoltarsi anche di fronte a inadempimenti ancora da accertare, conseguenti al collocamento su conti peraltro “amministrati” di titoli di credito molto somiglianti a quelli “tipici” - mere obbligazioni bancarie, negoziate su di un mercato opaco, ma del tutto legittimo, talvolta finanziate attraverso “contratti di massa” (tipo il “mutuo”), difficilmente assimilabili a quelli di investimento (cfr. Cass. 3.2.2012 n. 1584, in BBTC 2013, 138). E’ il segno inequivocabile che la concezione volgare di “pubblico risparmio” che le lobbies ed i movimenti politici hanno cercato di degradare –trasformando il concetto di “risparmiatori” in “investitori”, finanche presunti evasori fiscali- mantiene la sua unicità e il suo valore, se contrapposta a quella che si ha degli intermediari finanziari.

La fiducia personale tra gli operatori, investitori compresi, ha ancora un senso: il risparmio si sollecita infatti tramite sogni (di maggior benessere, di cose che potresti comperare in futuro, di tranquillità, etc.), che, se cessa la credibilità di chi li propone, vengono immediatamente a crollare, con inevitabile calo di rendimento e liquidità di titoli analoghi e collocatori affini.

Di tal che, sono qui a sperare che Banche ed altri intermediari finanziari comprendano che solo attraverso la formazione e la responsabilizzazione delle persone fisiche che operano in loro nome ovvero su loro mandato, sarà loro possibile di recuperare i clienti perduti e, in generale, la credibilità del sistema. Cosa difficilmente possibile, se metti a capo delle nuove Banche risanate ex manager di analoghe Istituzioni bancarie, condannate per aver mandato in giro i propri più giovani promotori, per le imprese di tutta Italia, a collocare prodotti derivati, la cui contabilizzazione, a fine del corrente anno, seguirà nuovi ed inflessibili criteri universali (nuovi OIC 3).

Si può certo sperare che, tra qualche tempo, la storia di questi giorni sarà un ricordo e che le riserve apposte per gli “interventi umanitari” del Governo, effettivamente, sotto il fuoco incrociato di politici e lobbies, saranno sufficienti a passare la nottata.

Vorrei però ricordare la dottrina di “Mary Poppins” … anche in quel film, si trattava solo di un soldino.

19/01/2016
Diritto bancario e pubb risparmio

 

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